I capillari, cosa sono e come si curano

  1. I capillari , cosa sono
  2. Ho dei capillari rossi e fini, cosa posso fare?
  3. Ho dei capillari blu , cosa posso fare?
  4. Cosa si intende per “cellulite” ?
  5. Come si fa per non vederli più
  6. Cosa succede se dopo una seduta di scleroterapia si formano dei piccoli capillari rossi al posto di quelli più grossi blu?
  7. Ho già fatto l’ eco-color-doppler, lo devo ripetere quando vengo alla visita?
  8. Le variazioni posturali e il ruolo della collaterale
  9. A chi mi devo affidare per curare i capillari?

I capillari , cosa sono

I capillari , termine tecnico teleangectasie, sono delle piccole vene superficiali di colore rosso o bluastro , spesso riunite in grappoli, che rappresentano principalmente un inestetismo.
Le sedi preferenziali in cui si trovano sono la faccia esterna della coscia, la faccia interna del ginocchio e le caviglie.
La loro organizzazione ricorda spesso una scopa o un albero, con i piccoli rami che si riuniscono a formare una vena di colore blu, detta vena reticolare, a volte disposti con la chioma rivolta verso l’alto, a volte verso il basso.
Quando i capillari si trovano alle caviglie possono essere un sintomo di insufficienza della safena.

capillari

Ho dei capillari rossi e fini, cosa posso fare?

I capillari rossi e sottili spesso rappresentano soltanto un problema estetico. Sono raggruppati a “chiazze” che non hanno una struttura definita e non hanno nelle vicinanze vene reticolari ( cioè piccole vene blu). Il trattamento di questi capillari consiste semplicemente nell’individuare il modo migliore per chiuderli , che può essere la scleroterapia o il Laser. I risultati comunque , con entrambe le tecniche, non sono spesso in linea con le aspettative della paziente.

Ho dei capillari blu , cosa posso fare?

Nel caso di capillari blu è sempre importante fare uno studio eco-color-doppler per vedere da dove originano. Se paragoniamo i capillari blu ad un alberello, in cui i capillari sono la chioma e la vena blu ( la vena reticolare) nelle vicinanze rappresenta il tronco, vena e capillari possono avere due modi di disporsi : In entrambe le situazioni è utile uno studio eco-color-doppler del sistema venoso e dei tessuti molli per vedere l’origine della vena reticolare e l’anatomia strutturale del sottocutaneo nella zona dei capillari.
Vediamo nel dettaglio le due disposizioni che abbiamo elencato sopra:
capillari
capillari
  1. La vena reticolare è al di sopra dei capillari. E’ probabile che sia questa a rifornire i capillari, dovremo quindi ricercare da dove prende origine. Le possibilità sono due:
    1. La vena reticolare origina da una vena più importante e/o più profonda, che può anche essere la safena. L’ecodoppler permette in questo caso di effettuare una mappa (cartografia) del sistema venoso e vedere come impostare il trattamento in modo da risolvere il problema alla base (per saperne di più),eliminando prima la causa della loro comparsa.
    2. La vena reticolare che rifornisce i capillari, nella parte alta della coscia termina nella cellulite dividendosi in più rami e senza connessioni con altre vene più importanti. In questo caso la reticolare origina dalla cellulite ed è questa che è responsabile dei capillari.
  2. La vena reticolare è al di sotto dei capillari. In questo caso è probabile che rappresenti la via di scarico dei capillari e non la causa che li ha determinati. Anche in questa situazione è probabile che sia la cellulite la responsabile della formazione dei capillari (guarda il video) che si sono formati in conseguenza di un problema del microcircolo come spiegato nel paragrafo che segue.

Cosa si intende per “cellulite” ?

Per cellulite in questo caso non si intende solo quel tessuto che da alla cute un aspetto a buccia d’arancia, ma semplicemente una situazione a volte non clinicamente visibile, in cui il tessuto adiposo sottocutaneo, a causa della fibrosi ( una specie di processo di indurimento) non consente il normale scarico del sangue dalla pelle verso i tessuti più profondi. I capillari che si formano in questa situazione rappresentano un sistema di compenso della circolazione di aggirare un ostacolo.
Per migliorare la fibrosi della cellulite, oltre a bere molta acqua, è consigliato incrementare l'assunzione di vitamine e antiossidanti e cercare di alcalinizzare i tessuti.

Come si fa per non vederli più

Se i capillari sono disposti con la chioma verso il basso e la vena reticolare riceve il sangue di una vena più importante, si dovrà fare un programma terapeutico globale che tratti il problema dall’origine. Ridotto quindi il flusso nella vena reticolare che alimenta i capillari, questi andranno di conseguenza a schiarirsi.
Se i capillari sono disposti con la chioma verso l’alto, come spesso succede nella faccia esterna della coscia ed interna del ginocchio, allora la causa della loro origine, come abbiamo detto, è la cellulite e chiudendoli c’è il rischio che altri se ne formino.
Come possiamo arginare questo problema?
  1. Prima di tutto dobbiamo incrementare l’assunzione di acqua e vitamine ( antiossidanti) contenute nella frutta e nella verdura fresca, quindi in due parole possiamo dire bere molto e mangiare crudo e colorato. Questo farà migliorare il drenaggio dei tessuti ed è un ottimo ausilio da iniziare prima del trattamento.
  2. La scleroterapia ,che andremo poi a fare per chiudere questi capillari, dovrà essere “dolce”, cioè non determinare la chiusura completa di tutti i capillari, ma solo di quelli in cui c’è meno pressione e la cui chiusura di conseguenza crea un ostacolo minore alla circolazione di quella zona.
  3. Contemporaneamente alla scleroterapia faremo anche delle piccole infiltrazioni, sempre con un ago molto sottile, dei tessuti sotto i capillari, in modo da ridurne la fibrosi e migliorarne la circolazione.
  4. Dopo la seduta la paziente indosserà una calza elastica di 18 o 24 mmHg che porterà da un minimo di due settimane fino a tutto il periodo che intercorre fra una seduta e l’altra. La calza elastica aiuta a ricreare una circolazione di drenaggio della cellulite che non sia visibile e quindi che non porti nuovamente alla formazione di altri capillari.
  5. Il concetto è lo stesso delle vene varicose: se chiudo una vena il sangue deve andare in un'altra. E’ per questo motivo che la scleroterapia deve essere dolce, perché così è il liquido stesso che fa una selezione, e le sedute devono essere distanziate in modo da dare tempo alla scleroterapia di terminare il suo effetto ed alla natura di ripristinare un corretto drenaggio. In media, quindi , l’intervallo fra una seduta e l’altra è di un mese.

Cosa succede se dopo una seduta di scleroterapia si formano dei piccoli capillari rossi al posto di quelli più grossi blu?

In questo caso può essere successo che la scleroterapia è stata troppo “energica” o la natura non è riuscita a ricreare un circolo efficace. E’ quindi inutile e dannoso insistere nel trattare anche questi capillari con la scleroterapia o con il Laser, perché ciò non farebbe altro che aggravare la situazione. Bisogna invece pazientare finché questi capillari non scompariranno da soli o aiutati dalle infiltrazioni del sottocute e/o da massaggi drenanti con una crema specifica contenente dei fito-drenanti e arnica. Se in questa situazione si continua a fare sclerosanti o si interviene con il Laser è possibile che si vada incontro alla formazione di una chiazza di capillari rossi molto evidente detta "matting".

Ho già fatto l’ eco-color-doppler, lo devo ripetere quando vengo alla visita?

L’eco-color-doppler non è come una radiografia. Una radiografia può essere mostrata a 2 o 3 specialisti e ciascuno potrà, guardandola, esprimere il suo parere. L’eco-color-doppler è un esame che ha diversi livelli di informazione e la cui risposta dipende dalle conoscenze di emodinamica dell’operatore e da cosa voleva ricercare con l’esame. Se l’eco-color-doppler è fatto per escludere l’assenza di trombosi e la continenza degli assi safenici, non riporta alcuna informazione utile per programmare un trattamento efficace dei capillari. Inoltre l’individuazione delle vene di alimentazione o di drenaggio fa parte del trattamento dei capillari, ed è il medico che esegue il trattamento che deve stabilirne la funzione e decidere se devono o no essere trattate. Se si chiude una vena reticolare che alimenta i capillari, questi si schiariscono, ma se si chiude una vena reticolare che drena i capillari, cioè che serve ai capillari come via di scarico, questi peggiorano. Lo studio eco-color-doppler deve quindi essere effettuato dal medico che farà il trattamento e ripetuto ogni qual volta ce ne sia necessità.

Le variazioni posturali e il ruolo della collaterale

Può succedere che una vena reticolare ha una posizione ed un ruolo dubbi e che è troppo piccola per essere studiata con l’eco-color-doppler o con il Doppler cw. In questo caso, per capire se la sua funzione è di drenaggio e di riempimento, possiamo, con la paziente sdraiata, sollevare l’arto e vedere se i capillari si scuriscono o si schiariscono. In questa posizione il drenaggio verso la gamba è impedito dalla pressione idrostatica, perché il gradiente si inverte. Cioè se il sangue dei capillari, con la paziente in piedi, andava nella reticolare, al momento in cui sollevo l’arto la pressione nella reticolare diventa maggiore di quella nei capillari ed il flusso della reticolare da flusso di drenaggio diventa un flusso di riempimento dei capillari, che di conseguenza si scuriscono. Se invece la reticolare era di riempimento, alzando la gamba succede l’opposto, e i capillari si schiariscono. Non è il titolo Universitario di specializzazione che identifica il medico giusto, ma ciò di cui si occupa. Il medico che cura i capillari deve avere tutte quelle conoscenza che fanno parte del bagaglio culturale del flebologo, e cioè la diagnostica emodinamica, la chirurgia del sistema venoso superficiale la scleroterapia e l’elastocompressione. I pazienti, secondo chi scrive, non dovrebbero affidarsi al medico estetico o al dermatologo che fa il laser o le sclerosanti, a meno che questi ultimi non si occupino di flebologia a 360 gradi. I capillari sono una patologia venosa a cui non ci si può approcciare avendo solo conoscenze su una metodica di trattamento, senza conoscere la fisiopatologia e la diagnostica che ne è alla base.
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